Una foto e un video caricati in cloud o su Instagram, un post su Facebook un articolo online, oppure un messaggio su Whatsapp stanno inquinando. Riducendo il consumo di carta abbiamo senza dubbio salvaguardato le grandi foreste, ma con Internet produciamo un altro tipo di inquinamento. Ogni pacchetto di dati che viaggia online fa lavorare i giganteschi data center delle grandi aziende IT. Questi data center producono molto calore e per abbassare la temperatura è necessario l’impiego di un’enorme quantità di energia.

L’inquinamento di un singolo post su Facebook o di un singolo articolo è relativamente basso, ma è comunque una piccolissima parte di uno scenario molto più ampio. Ho riflettuto su questo tema quando ho letto la notizia relativa ai data center costruiti da Microsoft in fondo al mare. Mi sono chiesto quanto consumi ogni cosa che scrivo su Internet e quanto sia dannosa le condivisione di una fake news, anche per l’ambiente.

Quanto consuma un bit di dati

Ogni dato inviato attraverso i social media, le app sullo smartphone, il navigatore dell’auto o un dispositivo di tracciamento utilizzato per lo sport produce delle emissioni di CO2 perché mette al lavoro dei data center. Secondo un report di The Shift Project, oggi il traffico di dati consuma più energia rispetto alla produzione dei device che utilizziamo: il 55% rispetto al totale di tutto il comparto digitale. Stiamo parlando di una quota di emissioni CO2 che nei paesi OCSE è passata dal 2,5% del 2013 al 3,7% del 2019 e che continua a salire.

I video sono i principali responsabili, quindi i social come YouTube, Facebook o Instagram o le piattaforme di streaming di film e serie tv come Netflix, Amazon Prime Video o Now Tv. Il report stima che nel 2018 le visualizzazioni di video hanno generato l’1% delle emissioni globali di CO2, la stessa quantità di gas serra prodotti dall’intera Spagna. Nel 2025 è previsto un aumento fino al 7% del totale, la stessa quantità di CO2 emessa oggi dalle auto.

I data center sottomarini di Microsoft

Consapevole dell’impatto sull’ambiente del traffico di dati, nel 2018 Microsoft ha posizionato un data center di 864 server ad una profondità di circa 35 metri al largo delle Isole Orcadi In Scozia. Si tratta del Project Natick, un esperimento per valutare la fattibilità dell’utilizzo di data center sottomarini. La capsula, costruita dall’azienda Naval Group, è stata riempita di azoto, gas meno corrosivo dell’ossigeno. L’alimentazione è stata garantita al 100% da energia pulita, sia eolica che solare.

A distanza di due anni, i risultati sono stati positivi e il data center ha dimostrato un’affidabilità 8 volte superiore rispetto a quelli in superficie. Inoltre, l’impatto ambientale è stato ridotto grazie alle acque del Mare del Nord che hanno contribuito al raffreddamento dei server. Se pensiamo che più della metà della popolazione vive a meno di 200 km dalla costa, possiamo pensare di utilizzare questa tecnologia più spesso in futuro.

Google e l’obiettivo dell’impatto zero

Tutte le grandi aziende del settore IT hanno avviato progetti di green washing o piani di sviluppo sostenibili in un’epoca nella quale tutti ci stiamo accorgendo di come alcune scelte del passato hanno ripercussioni enormi nel presente. Tra impegni per raggiungere le zero emissioni o interventi per limitare il traffico di dati non essenziali o per ridurre le richieste energetiche dei server, assistiamo oggi a diverse iniziative di sostenibilità anche a fronte di una maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica e di richieste ai governi nazionali.

Abbiamo visto con Microsoft che i dati immagazzinati nel cloud in realtà vengono conservati in grandi strutture fisiche. È così che l’altra grande protagonista di questo settore, Google, ha raggiunto un importante traguardo: dal 2017 ha acquistato energia rinnovabile sufficiente a soddisfare il suo fabbisogno energetico annuale. Il Ceo Sundar Pichai ha anche fatto una promessa ambiziosa: entro il 2030 si impegna a raggiungere le zero emissioni di carbonio 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per tutti i data center e gli uffici di Google nel mondo.

Cosa possiamo fare noi per salvare il pianeta

Oggi quasi ogni cosa è connessa e inquina. Lo stesso discorso vale per ogni azione compiuta online: scrivendo questo articolo io sto inquinando, leggendolo tu stai inquinando, condividendolo sui social inquinerai. Questo significa che dobbiamo spegnere pc e smartphone per smettere di inquinare?

Assolutamente no! Oggi sono cambiate molte cose e non dobbiamo rinunciare ai traguardi raggiunti, ma possiamo fare molto per migliorare il mondo in cui viviamo. Innanzitutto dobbiamo utilizzare internet consapevolmente e capire per esempio che non è necessario guardare un film su Netflix in HD se sto utilizzando lo schermo di un tablet. È lo stesso ragionamento per il quale scegliamo di non prendere l’auto per andare a comprare il pane a 500 metri da casa.

Poi, prima di condividere qualche assurda fake news su Facebook, riflettiamo su quanto è preziosa la possibilità esprimere il nostro pensiero. Nel nostro piccolo, con un utilizzo consapevole di internet possiamo tenere pulito il nostro pianeta sia dal punto di vista ambientale che culturale.

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